Supervisione clinica

Cos’è la supervisione clinica

La supervisione clinica è per lo/la psicoterapeuta uno strumento, un sostegno, un’importante fonte d’ispirazione per attraversare quei deserti e paludi che il percorso terapeutico con i/le pazienti spesso presenta nel suo procedere.
È una relazione tra terapeuti, supervisore/a e supervisionato/a, di forte colleganza, stima e fiducia che ha come scopo il benessere del/la paziente che il terapeuta supervisionato ha in cura.
La supervisione è una pratica necessaria a qualunque psicoterapeuta che intenda svolgere eticamente il proprio lavoro.

A cosa serve

È un utile strumento di apprendimento professionale in cui il/la supervisore/a, svolge il ruolo di consulente circa la responsabilità professionale, etica, amministrativa, finanziaria, ecc del/la terapeuta supervisionato/a.

Nel suo aspetto didattico, il/la supervisore/a può svolgere il ruolo di docente, insegnando, ad esempio, a redigere un clinical case, oppure indicando la letteratura di riferimento al disturbo trattato, ecc.

Ma soprattutto, la supervisione è il luogo relazionale in cui il/la terapeuta viene sostenuto/a nello sviluppare la propria consapevolezza di terapeuta.
Infatti, ogni terapeuta, nell’ambito della propria psicoterapia, impara a conoscere i propri vissuti e le proprie fragilità e sa che anche questi elementi intervengono a modulare il campo psicoterapeutico. L’attenzione e la sensibilità (intese come competenze psicoterapeutiche) nei confronti della qualità relazionale e del campo terapeutico trovano sponda nella condivisione con il/la supervisore/a.

La presenza del terzo, cioè la supervisione con il suo approccio di riferimento, anche solo come pensiero o memoria corporea durante la seduta con il/la paziente, sostiene il/la terapeuta nell’ evitare ri-traumatizzazioni involontarie del/la paziente e/o nel riparare ad eventuali rotture relazionali.

Come scegliere il collega con cui fare la supervisione

La scelta del/la proprio/a supervisore/a risulta, dunque, essenziale. E’ consuetudine scegliere una/o psicoterapeuta con più esperienza, che abbia compiuto il corso specifico per svolgere la supervione, e che appartenga allo stesso modello teorico con cui ci si è formati durante la specializzazione. La condivisione dello stesso linguaggio e la partecipazione ad un comune orizzonte concettuale sono dei validi presupposti per creare una relazione sicura. La comunicazione è chiara, l’elaborazione dei vissuti si avvale di un contesto coerente con la propria formazione, l’assimilazione è sostenuta dal rilassamento in un “ambiente” famigliare.

D’altra parte, è pur molto frequente, che si decida di fare supervisione con un/a terapeuta di un altro approccio, che di solito si è avuto modo di conoscere durante altre esperienze formative e per cui si sono sviluppate stima e fiducia. Qui, dunque, la supervisione diventa anche occasione di incontro con il nuovo: nuovi concetti, nuovi punti di vista sulla relazione e sull’esperienza. L’assimilazione è “abbondante” ed evolutiva per il terapeuta.

Modalità di supervisione

Indipendentemente dal tipo di approccio, la supervisione può essere svolta in due modalità: individuale o di gruppo. La frequenza degli incontri può andare da una volta a settimana, una volta al mese, oppure semplicemente quando il terapeuta è consapevole della sua necessità.
Anche qui il/la terapeuta può scegliere la modalità che più gli si confà o sceglierle entrambi: per situazioni e relazioni terapeutiche differenti.

Nella supervisione individuale il/la supervisore/a è concentrato unicamente sul materiale portato dal/la terapeuta. Il sostegno del/la supervisore/a all’apprendimento e alla consapevolezza del terapeuta si avvale di una relazione diadica.

Nella supervisione di gruppo, oltre a lavorare sul proprio clinical case, il terapeuta può apprendere anche dalle altre esperienze cliniche portate in supervisione dai/lle colleghi/e.
La relazione supervisore-terapeuta è immersa in una dimensione gruppale, i cui echi e risonanze sono nuovo materiale che il/la supervisore/a accoglie e modula per permettere al terapeuta di trovare nuovo arricchimento e crescita.

Un’ulteriore modalità di supervisione è l’Intervisione: si svolge in piccolo gruppo (3-6 colleghi) e la relazione è totalmente paritaritaria. Si consiglia questa modalità quando gli anni di lavoro e di esperienza sono tali da non aver più bisogno di una guida didattica e formativa, ma si sente ugualmente la necessità di uno scambio nutriente con i/le colleghi/e con altrettanta esperienza.

La supervisione fenomenologico-gestaltica

La supervisione nell’approccio fenomenologico-gestaltico incarna le basi teoriche della psicoterapia della Gestalt, quali la fenomenologia, la relazione dialogica, la teoria di campo, la dinamica figura/sfondo, l’adattamento-creativo, il confine-contatto, la teoria paradossale del cambiamento, etc.

È compito del terapeuta offrire un luogo sicuro in cui il paziente può sperimentare e sperimentarsi. La consapevolezza del proprio corpo e del campo relazionale nel quale si è immersi, la modulazione della propria presenza durante le fasi del processo terapeutico, sono competenze necessarie al/la terapeuta, ed è nell’ambito della supervisione che sono sostenute e sviluppate.

Per la sua vocazione all’ascolto e alla presenza, la supervisione fenomenologico-gestaltica, risulta particolarmente adatta sia per i/le giovani terapeuti/e che muovono i primi passi nella professione, sia per terapeuti/e esperti che svolgono l’attività da molto tempo.

Pubblicato da silvestrigiovanna

Psicologa, psicoterapeuta, riceve a Roma ed Albano Laziale.

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